Sarà bellissimo

#iorestoacasa – Fase 1

La nostra terra, otto anni fa, ha cominciato a gridare sotto i nostri piedi. Le crepe del terreno sono diventate profonde faglie anche del nostro immaginario, siamo diventati superstiti di un evento naturale straordinario, che ha messo a dura prova i nostri animi.

Quello che non ci aspettavamo, però, era di rimanerne segnati per sempre. Non per forza questo è un male. Siamo ripartiti grazie ad enormi sforzi, ripensando i nostri spazi comuni, privati, pubblici, i rapporti con i nostri vicini e con i nostri cari. Certezze che mai avremmo messo in dubbio sono venute meno da un momento all’altro. Avrò ancora un tetto sopra la testa domani? Siamo al sicuro? Esisterà ancora il mio paese?

Noi sappiamo benissimo cosa significa reinventare ciò che prima non esisteva, migliorarci e non dare più nulla per scontato. Un aspetto, però, è il più importante e il più potente: abbiamo riscoperto la gratitudine. I gesti di spontaneo altruismo, una nuova idea di comunità che vuole ripartire dalle proprie radici (o meglio, dalle proprie crepe). Abbiamo trasformato un trauma in un punto di partenza. È stato molto doloroso e molto faticoso e tante ancora sono le cose da fare, ma abbiamo voluto osare.

La sfida di oggi, anche se distante dal terremoto, ne conserva alcuni tratti simili. Nei prossimi mesi, una volta sedata la prima emergenza, ci verrà richiesto di ripensare nuovamente i nostri spazi e le nostre relazioni. Ci vorrà la pazienza del tempo e la volontà di ognuno, ma sarà possibile.

Quando penseremo di avere qualsiasi emozione sedata dal lungo distanziamento fisico, ci ritroveremo ad emozionarci per le piccole cose, che per noi sono un abbraccio con un amico prima delle prove in scuola di musica, un aiuto reciproco per caricare il furgone con gli strumenti per il concerto, le foto di gruppo, il vino che riempie i bicchieri, lo scambio di parti, i consigli dei più anziani, le risate incontenibili, il nervoso quando un passaggio non è pulito e la soddisfazione quando finalmente funziona.

Non auguriamoci di tornare come prima, ma desideriamo di migliorare ciò che sarà. Torneremo a popolare le nostre sale da concerto, le nostre scuole di musica, e le inevitabili difficoltà saranno un po’ lenite dalla riscoperta di una quotidianità mai più scontata. La musica risveglierà in noi molte sensazioni che pensavamo assopite dalla durezza della realtà, e sarà bellissimo.

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